Ma il momento che più di tutti mi ha colpito è stato trovarmi lì, su quel prato infinito del National Mall, lo stesso dove Martin Luther King pronunciò il suo “I Have a Dream”. Camminare in quel silenzio carico di memoria, con il Lincoln Memorial davanti, è un’esperienza che va oltre il viaggio. È uno di quei momenti in cui senti di essere esattamente nel punto giusto della storia.

Il Campidoglio, la Casa Bianca, i memoriali: tutto a Washington ha un peso simbolico fortissimo, ma allo stesso tempo è incredibilmente accessibile. Dopo qualche giorno, però, era arrivato il momento di ritirare l’auto e iniziare davvero il viaggio.

East Coast On The Road - scorcio del viaggio

La strada verso New York è stata l’inizio ufficiale dell’on the road. Chilometri che scorrono, cartelli che cambiano, ponti che annunciano l’ingresso in una delle città più iconiche del mondo. New York ti accoglie sempre con una certa teatralità, e attraversarla in auto, passando sui suoi ponti leggendari, rende l’arrivo ancora più cinematografico.

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La base scelta è stata il Queens, un quartiere eclettico, multiculturale, autentico. Ed è stata una scelta perfetta. Da lì ci si muove comodamente con la metro e si entra in città con uno sguardo diverso, meno turistico e più quotidiano. Manhattan diventa un rituale: Times Square che stordisce, Central Park che riequilibra, la Fifth Avenue che abbaglia, Brooklyn che sorprende. Ogni angolo sembra già visto mille volte, eppure dal vivo ha sempre un’altra energia.

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Lasciata New York, il viaggio riprende verso nord. Philadelphia è una tappa breve ma necessaria. Qui l’America cambia tono e torna alle sue origini. La Philadelphia coloniale racconta la nascita del Paese: Independence Hall, la Liberty Bell, le strade ordinate che parlano di rivoluzione e indipendenza. È una città che non chiede troppo tempo, ma che va ascoltata con attenzione, perché è uno dei luoghi dove tutto è iniziato.

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Boston, invece, ti sorprende. Dopo giorni di grandi metropoli, qui si respira un’aria diversa, quasi europea. È una città colta, elegante, profondamente legata alla cultura e all’istruzione. Camminare tra i campus, soprattutto quello di Harvard, dà la sensazione di trovarsi in un luogo dove le idee hanno sempre avuto spazio per crescere. E sì, c’è anche quella pizza diventata famosa perché pare fosse una delle preferite di Mark Zuckerberg ai tempi della nascita di Facebook: un piccolo dettaglio pop che rende il racconto ancora più umano.

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Da Boston in poi il viaggio cambia ancora. Diventa più itinerante, più intimo. La strada porta verso Liberty, una tappa che per molti potrebbe sembrare secondaria, ma che per me è stata carica di emozione. Qui si trova il prato dove si tenne il concerto di Woodstock. Essere lì, in silenzio, immaginando quella folla, quella musica, quell’energia irripetibile, è stato potente. Peccato che non esista un vero museo o un centro di interpretazione: il luogo vive soprattutto nella memoria di chi sa cosa è successo.

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E poi, all’improvviso, la natura prende il sopravvento. Le Cascate del Niagara non si raccontano, si sentono. Il rumore dell’acqua arriva prima della vista, e quando finalmente le vedi capisci perché sono considerate una delle meraviglie naturali del mondo. Qui l’acqua non è solo qualcosa da osservare: durante le escursioni te la ritrovi addosso, sul viso, nei vestiti, come se il paesaggio volesse coinvolgerti completamente.

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Superato il confine, il viaggio entra in Canada e cambia ancora atmosfera. Toronto è moderna, multiculturale, ordinata ma viva. Una città che guarda al futuro, fatta di quartieri diversi, skyline imponenti e una qualità della vita che si percepisce subito. Dopo tante miglia, Toronto è stata una pausa urbana elegante, un ponte ideale tra Nord America e mondo globale.

East Coast On The Road - scorcio del viaggio

Il ritorno verso Washington è stato il momento dei bilanci. Chilometri ripercorsi con una consapevolezza diversa, immagini che si sovrappongono, città che ormai non sono più solo nomi sulla mappa. Poi l’aereo, il volo di rientro e Milano che riappare sotto le nuvole.

Ma come spesso accade nei grandi viaggi on the road, una parte di me è rimasta là, su una strada americana, con il finestrino abbassato e la sensazione bellissima di essere esattamente dove dovevo essere.