La nostra prima vera tappa è stata Mbarara, dove vivono i nonni dei miei amici. La zona è dolce e verdeggiante, circondata da colline e piccole fattorie. I nonni gestivano una grande fattoria tradizionale, dove abbiamo visto come coltivano il millet, un cereale vitale sia per l’alimentazione quotidiana degli ugandesi sia per l’economia locale, abbiamo capito il ritmo della terra ugandese ed è stato un primo incontro autentico con la cultura agricola del Paese.

Ma l’Uganda non è solo terra: è persone. È qui che abbiamo incontrato i bambini di una scuola-orfanotrofio vicina, e alcuni giorni con loro sono stati tra i più intensi del viaggio. Abbiamo fatto attività in aula e nel cortile, abbiamo contribuito a piccoli lavori di bricolage per migliorare gli spazi, ma il regalo più grande è stato vedere i loro sorrisi, spontanei e pieni di gioia, capaci di cancellare ogni stanchezza o preoccupazione. Con loro abbiamo anche fatto la prima escursione al Lake Mburo National Park. È un parco più piccolo rispetto agli altri, ma incredibilmente vivo: le savane ospitano zebre, antilopi, facoceri, e soprattutto gli ippopotami, che abbiamo ammirato da vicino. Abbiamo noleggiato un pulman per portarli tutti insieme in questa giornata a contatto con la natura, consapevoli che molti di loro non hanno mai avuto un’esperienza simile.

Il viaggio è continuato con due parchi iconici. Il Murchison Falls National Park ci ha lasciati senza fiato: un fiume possente, cascate fragorose e un giro in barca che ti avvolge con il rumore e la potenza dell’acqua. Qui abbiamo osservato coccodrilli, ippopotami e uccelli dai colori incredibili, mentre il paesaggio intorno mutava costantemente tra savana e foresta fluviale. Poi è stato il turno del Queen Elizabeth National Park, dove abbiamo pranzato in un lodge che ospitò la regina Elisabetta durante una visita ufficiale: un dettaglio che rende la storia viva, quasi tangibile, e che ci ha permesso di riflettere sull’eredità coloniale e contemporanea del Paese.

Uganda Paese Dei Sorrisi - scorcio del viaggio

Da qui ci siamo diretti a Mgahinga Gorilla National Park, tra i monti Virunga. Purtroppo il tempo non è stato clemente e un temporale ha rovinato i nostri piani per il trekking tra i gorilla. Ma anche qui il viaggio non ha perso la magia: abbiamo visitato le coltivazioni di tè nei dintorni, scoprendo come queste pendenze ricche di umidità e nebbia producano uno dei tè più aromatici dell’Africa orientale, mentre i locali ci raccontavano la loro vita quotidiana.

Un altro momento speciale è stata la visita al Regno del Tooro, a Fort Portal. Il re, cugino dei miei amici, rappresenta ancora oggi un’istituzione culturale importante. Il palazzo reale, magico e rosa, non è solo un simbolo della città, ma un punto di riferimento per la comunità e le tradizioni locali: un incontro che unisce storia, cultura e legami familiari.

Uganda Paese Dei Sorrisi - scorcio del viaggio

Gli ultimi giorni li abbiamo trascorsi a Kampala, la capitale, dove la vita frenetica dell’Uganda si percepisce in ogni strada, mercato e piazza. Qui abbiamo visto anche le tracce della storia più recente, spesso drammatica, come il Museo dei Martiri, dedicato alle vittime della dittatura. Un luogo di riflessione, che ti ricorda quanto resiliente sia questo popolo.

Ma ciò che più colpisce dell’Uganda sono le persone. In ogni circostanza, sorridono, ballano e ridono, anche di fronte alle difficoltà. È un insegnamento che rimane: forse dovremmo imparare qualcosa da questo Paese dei sorrisi.

Uganda Paese Dei Sorrisi - scorcio del viaggio

Durante il viaggio, abbiamo avuto anche l’occasione di assaggiare i piatti locali. Da provare assolutamente:

Matoke: banane verdi cotte al vapore o bollite, spesso condite con salsa di arachidi o carne; un piatto simbolo dell’Uganda.

Uganda Paese Dei Sorrisi - scorcio del viaggio

Posho: una sorta di polenta di mais, base di ogni pasto, semplice ma incredibilmente versatile.

Luwombo: carne o pollo cotti a vapore in foglie di banana, con spezie locali; un piatto che racconta tradizione e pazienza.

Rolex: una delle street food più amate, uova e verdure arrotolate in chapati; veloce, gustoso e perfetto da gustare durante le escursioni.

Questo viaggio non è stato solo esplorazione geografica, ma soprattutto relazionale, umano e culturale: ogni parco, ogni fattoria, ogni incontro con i bambini e le famiglie locali ha reso l’Uganda un Paese che ti resta dentro, non solo negli occhi, ma anche nel cuore.